Perfezionismo e bisogno di controllo

Cercando di fare meglio, spesso roviniamo ciò che va bene.

— William Shakespeare, Re Lear, atto I, scena IV

Hai scritto un messaggio importante, ma non lo invii. Lo rileggi, cambi una parola, immagini come potrebbe essere interpretato e ricominci. Vorresti soltanto spiegare ciò che pensi, eppure continui a cercare una formulazione che non possa essere fraintesa.

Nel frattempo, un lavoro che potevi consegnare ieri aspetta un ultimo controllo e il programma del fine settimana resta sospeso perché manca un’informazione. Anche riposarti è difficile: mentre non fai nulla, pensi a ciò che potresti portare avanti.

Alla fine il messaggio resta nelle bozze, la consegna occupa troppo tempo e chi ti sta vicino smette di proporti cambiamenti all’ultimo momento. Hai evitato possibili errori, ma alcune decisioni sono state prese dal tempo o dagli altri.

Shakespeare osserva che, cercando di migliorare, possiamo rovinare ciò che già funziona. Il problema non è voler fare bene. Il perfezionismo comincia quando fare tutto nel modo giusto sembra essere l’unica condizione nella quale puoi agire, scegliere o affidarti a qualcuno.

Quando fare bene diventa l’unico modo possibile

Il perfezionismo non coincide con l’essere ordinati o efficienti. Puoi lasciare molte cose incompiute proprio perché non riesci a farle come vorresti, arrivare in ritardo per un ultimo controllo oppure prepararti a lungo senza sentirti pronto.

Nelle giornate può significare rileggere, costruire programmi rigidi, ricominciare invece di concludere, rimandare una scelta o rifare ciò che hanno fatto gli altri. Un imprevisto può provocare una reazione molto intensa. Anche un momento piacevole rischia di trasformarsi in qualcosa da organizzare correttamente.

Non devono essere presenti tutti questi comportamenti e riconoscerne qualcuno non significa avere un disturbo. Il punto è osservare quanto tempo ed energia richiedano, quanto limitino ciò che fai e quanto pesino sui rapporti.

Il controllo promette di tenerti al sicuro

Controllare può dare una sensazione immediata di protezione. Prevedere ogni possibilità sembra tenere lontane le sorprese; non commettere errori dovrebbe impedire agli altri di mettere in dubbio le tue capacità. Aspettare tutte le informazioni, infine, promette di risparmiarti una decisione sbagliata.

Queste regole possono esserti state utili. Forse essere affidabile, preciso o preparato ti permetteva di evitare conseguenze difficili; oppure hai cominciato a organizzare ogni dettaglio quando molte cose sembravano imprevedibili. Con il tempo, però, una soluzione può diventare un obbligo: non scegli più quando la precisione serve davvero.

Il sollievo ottenuto controllando dura poco. Dopo una verifica ne serve un’altra; raggiunto un risultato, emerge ciò che poteva essere fatto meglio. La vita si restringe intorno alla necessità di prevenire problemi, mentre desideri e occasioni vengono rimandati.

Quando la rigidità entra nello studio e nelle relazioni

Nello studio, il bisogno di sentirti completamente preparato può impedirti di arrivare all’esame. Organizzi il materiale, cerchi il metodo migliore e torni sugli stessi argomenti, ma esporti a una valutazione resta troppo rischioso. Se questa dinamica riguarda soprattutto l’università, puoi approfondire quando il perfezionismo contribuisce al blocco universitario.

Nei rapporti il controllo incontra un limite inevitabile: l’altra persona ha tempi e desideri propri. Puoi correggerla, anticiparne le reazioni o trattenere quello che senti finché non trovi il modo perfetto di dirlo. Il silenzio finisce così per produrre la distanza che volevi evitare.

In una relazione sentimentale difficile, il bisogno di sapere esattamente dove state andando può alternarsi alla paura di compiere un passo definitivo. Quando invece la stessa rigidità si ripresenta con persone diverse, può contribuire alla difficoltà a costruire relazioni durature: stare insieme richiede anche di negoziare, cambiare programma e lasciare che l’altro abbia un’influenza reale sulla tua vita.

Non tutto deve avere subito un nome

Cercando una spiegazione potresti riconoscerti in elenchi, test e definizioni cliniche. Possono essere utili, ma una caratteristica non stabilisce una diagnosi e una diagnosi non racconta quale funzione abbia il controllo nella tua storia.

La precisione può essere una risorsa in alcune situazioni e un ostacolo in altre. Per capire se esista un problema occorre osservare che cosa accade quando provi a non seguire le tue regole, che cosa temi e quali parti della vita rimangono escluse.

La domanda, allora, non è soltanto “Quanto sono perfezionista?”. Può diventare: “Che cosa non riesco più a scegliere perché devo prima essere certo di non sbagliare?”.

Come possiamo lavorarci

Nel primo colloquio possiamo partire da una situazione concreta: una consegna che non riesci a concludere, una decisione rimandata, un litigio provocato da un imprevisto o l’impossibilità di riposarti senza sentirti in colpa. Ricostruiremo che cosa cerchi di prevenire e che cosa accade quando il controllo non è possibile.

Il lavoro non consiste nel convincerti a essere disordinato, superficiale o meno responsabile. Cercheremo di distinguere la cura utile dalle regole che non ammettono alternative, e di comprendere perché un errore, un dubbio o il modo diverso di fare di un’altra persona diventino così difficili da tollerare.

Potremo anche tornare alle scelte rimaste sospese mentre aspettavi le condizioni giuste. Il punto non è lasciare andare tutto, ma riprendere in mano le decisioni che oggi vengono prese dalle tue regole. Questo può significare concludere qualcosa senza perfezionarlo ancora, esprimerti senza prevedere ogni risposta o concedere a un rapporto di cambiare senza considerare ogni cambiamento una minaccia.

Un primo colloquio per fare il punto

Non occorre sapere se il problema sia il perfezionismo, il bisogno di controllo o qualcos’altro. Puoi partire semplicemente da ciò che sta diventando difficile nella tua vita.

Il primo colloquio è gratuito: facciamo insieme il punto della situazione e insieme valutiamo il da farsi. Al termine ti darò la mia valutazione e discuteremo se sia utile intervenire e in quale modo. Potrai decidere senza alcun obbligo di fissare altri incontri.

Ricevo a Tivoli e online. Per un primo contatto bastano poche righe, anche soltanto: “Mi accorgo che devo controllare tutto e non riesco più a lasciarmi andare”.

Se pensi di poterti fare del male o ti trovi in una situazione di pericolo immediato, chiama il 112 o recati al pronto soccorso. Un normale contatto per fissare un colloquio non è adatto a gestire un’emergenza.