Viandante, non c’è cammino: il cammino si fa andando.
Antonio Machado, Proverbios y cantares, XXIX

Mi sono capitate molte volte storie di questo tipo. magari è capitato anche a te, o conosci qualcuno o qualcuna con una storia simile.
È domenica sera e hai deciso che da domani ricomincerai seriamente. Prepari un programma: questa volta vuoi fare le cose per bene.
Lunedì apri il libro, ma continui a leggere la stessa pagina. Controlli un messaggio, sistemi gli appunti, cerchi un’altra spiegazione. A fine giornata hai concluso poco e pensi che ormai sia andata: ripartirai domani. I giorni passano e l’esame si avvicina. Alla fine non ti prenoti, oppure cancelli l’iscrizione all’ultimo momento.
Quando qualcuno ti domanda come procede l’università, rispondi che stai studiando. All’esame, in effetti, pensi continuamente. Eppure non riesci a prepararlo. Dopo ogni rinuncia prometti che nella prossima sessione sarà diverso; intanto aumentano la vergogna e la paura di non uscirne più.
Quando non riesci più a studiare
Un blocco universitario può presentarsi in modi diversi. Potresti non riuscire a iniziare, passare ore sui libri senza ricordare quello che hai letto oppure preparare un esame e non presentarti. A volte compare dopo una bocciatura; altre volte arriva senza un episodio preciso, anche in chi ha sempre studiato bene.
Nel frattempo puoi diventare irritabile, dormire male e non riuscire a goderti nemmeno il tempo libero. Quando non studi, pensi che dovresti farlo; quando provi a studiare, senti salire ansia, stanchezza o una specie di rifiuto. Cominci a evitare compagni e parenti per non dover spiegare a che punto sei. Ogni esame dato dagli altri sembra misurare quanto sei rimasto indietro.
Rimandare qualche giornata o attraversare una sessione difficile non significa essere bloccati. Il problema diventa importante quando la situazione si ripete, occupa i pensieri e condiziona il modo in cui ti consideri. Non stai più affrontando soltanto un esame: stai cercando di proteggerti dalla sensazione di essere incapace o ormai fuori tempo.
Se fosse soltanto un problema di organizzazione
Di solito, il primo tentativo consiste nel costruire un programma migliore. Cambi metodo, biblioteca o orario e cerchi di recuperare il tempo perduto. Qualche volta è sufficiente; altre volte ogni nuovo programma diventa la misura di un altro fallimento.
Se sai organizzare una giornata ma non riesci a rispettarla, oppure se studi fino a quando l’esame diventa reale e poi ti ritiri, la difficoltà potrebbe non riguardare soltanto la volontà o il metodo. Fra la decisione di studiare e la possibilità di farlo può essersi inserito qualcosa che ancora non riesci a riconoscere chiaramente.
In questi casi, continuare a ripetersi «devo soltanto impegnarmi» rischia di aumentare il senso di colpa. Può essere più utile domandarsi che cosa accade proprio nel momento in cui provi a procedere.
Che cosa rimane fermo insieme all’università?
Per una persona, sostenere un esame può significare esporsi al rischio di fallire e confermare un giudizio negativo su di sé. Per un’altra, andare avanti può rendere più vicina la laurea e quindi il momento di scegliere un lavoro, lasciare una condizione conosciuta o assumersi responsabilità nuove.
Potresti non riconoscerti più nel corso che hai scelto, ma vivere l’idea di cambiarlo come la prova di avere sprecato anni. Oppure potresti desiderare davvero di continuare e sentirti schiacciato dalle aspettative tue o della tua famiglia. Se temi da tempo di non essere capace di concludere nulla, incontrare un limite può sembrarti la conferma definitiva di quel giudizio.
Anche il perfezionismo può contribuire al blocco. Se puoi presentarti soltanto quando ti senti completamente preparato, ogni incertezza diventa una ragione per rinviare. Più rimandi, più l’esame acquista importanza; più diventa importante, meno ti sembra possibile affrontarlo in condizioni normali.
In altri casi entrano in gioco un periodo di ansia, una perdita, una separazione, un cambiamento familiare o una generale perdita di interesse. Lo studio diventa il punto più visibile di una difficoltà che riguarda anche altro.
Non esiste una spiegazione valida per tutti. Essere bloccati non significa necessariamente avere scelto l’università sbagliata o non voler davvero arrivare alla laurea. Significa che, in questo momento, fra te e quel passo si è creato un ostacolo che merita di essere compreso, non soltanto forzato.
Come possiamo lavorarci
Di solito in questa fase di vita si affrontano le problematiche con un approccio un po’ diverso dalla psicoterapia individuale classica.
Nel lavoro psicologico partiremo da ciò che succede concretamente. Quando hai cominciato a fermarti? Che cosa accade quando apri il libro, quando pensi di prenotare l’esame o quando immagini di sederti davanti al professore? Quali pensieri, sensazioni e comportamenti si ripetono?
Ricostruiremo il modo in cui il blocco si collega alla tua storia, alle aspettative che senti su di te e alla fase di vita che stai attraversando. Valuteremo anche gli aspetti pratici: il metodo che utilizzi, le condizioni nelle quali studi e l’eventuale presenza di ansia, umore depresso o altre difficoltà che rendono più faticoso concentrarsi.
L’obiettivo non è convincerti a continuare a ogni costo, né suggerirti di lasciare l’università. È capire che cosa ti impedisce di scegliere e agire con maggiore libertà. Questo può permetterti di tornare gradualmente a studiare, affrontare un esame senza aspettare di sentirti invulnerabile oppure valutare consapevolmente una direzione diversa.
Il cammino, in questo senso, non deve essere già chiaro prima di compiere il primo passo. Possiamo cominciare dal punto preciso nel quale oggi ti fermi.
Un primo colloquio per fare il punto
Non devi aspettare di essere fuori corso da anni e non occorre sapere già perché non riesci a studiare. Puoi chiedere aiuto anche se dall’esterno la situazione sembra ancora recuperabile o se hai già provato molte volte a risolverla da solo.
Il primo colloquio è gratuito: facciamo insieme il punto della situazione e insieme valutiamo il da farsi. Mi racconterai che cosa sta succedendo e da quanto tempo; al termine ti darò la mia valutazione e discuteremo se sia utile intervenire e in quale modo. Potrai poi decidere come procedere, senza alcun obbligo di fissare altri incontri.
Ricevo a Tivoli e online. Per un primo contatto bastano poche righe, anche soltanto: «Sono bloccato con l’università e non so più come ripartire».
Se pensi di poterti fare del male o ti trovi in una situazione di pericolo immediato, chiama il 112 o recati al pronto soccorso. Un normale contatto per fissare un colloquio non è adatto a gestire un’emergenza.

