Non riuscire ad avere una relazione stabile

"È una gioia nascondersi, ma è un disastro non essere trovati."

— D. W. Winnicott, Comunicare e non comunicare

Lui vorrebbe avere una relazione. Quando una donna gli piace, però, ogni gesto diventa un esame: pensa a che cosa scrivere, aspetta il momento giusto per invitarla e interpreta ogni risposta. A volte rimanda finché l’occasione passa; altre si espone e riceve un rifiuto. La conclusione diventa sempre più pesante: “Non riesco a trovare una ragazza. Evidentemente non ho niente che possa piacere”.

Lei non ha difficoltà a conoscere uomini. Le storie sembrano promettenti, ma nel giro di poche settimane qualcosa cambia. Qualche volta è lui a diventare distante; altre è lei a sentirsi soffocata o a vedere soltanto ciò che non funziona. Dopo due mesi è di nuovo sola: “Perché non riesco a tenermi un uomo?”.

In una scena la relazione non comincia; nell’altra non dura. Entrambe possono trasformare una successione di incontri in un giudizio su sé stessi: nessuno mi sceglie, scelgo sempre male, non so stare con qualcuno.

Quando ogni incontro sembra confermare qualcosa su di te

Non riuscire ad avere una relazione stabile può occupare molto più spazio della vita sentimentale. Controlli il telefono, ripercorri le conversazioni e cerchi dove hai sbagliato. Ti confronti con gli amici che sembrano costruire qualcosa senza la stessa fatica. Per evitare un altro rifiuto potresti smettere di esporti; oppure investire in ogni nuova conoscenza come se dovesse dimostrare che anche tu puoi essere desiderato.

Una relazione breve può lasciarti più diffidente. Cerchi segnali che anticipino l’abbandono, ti adatti per paura che l’altro si allontani oppure ti ritiri appena il legame comincia a chiederti tempo e continuità.

Nessuno di questi segnali stabilisce da solo quale sia il problema. Se, però, la stessa difficoltà si ripresenta e modifica il modo in cui vivi, scegli o ti consideri, può diventare qualcosa di cui occuparsi.

Non si tratta di imparare a conquistare o trattenere qualcuno

Quando un corteggiamento non riesce, è naturale cercare la frase giusta o un modo migliore di presentarsi. Quando una storia finisce presto, ti domandi che cosa avresti dovuto fare per impedirlo. Alcuni aspetti concreti possono essere compresi e modificati, ma l’altra persona conserva desideri e scelte che non puoi controllare. Un rifiuto non prova che tu abbia sabotato l’incontro; una separazione non dimostra che tu non sappia stare in una relazione.

Se il risultato tende a ripetersi, la domanda può allora cambiare. Non più soltanto “come faccio a piacere?”, ma “che cosa succede quando qualcuno potrebbe davvero conoscermi?”. Non soltanto “come faccio a far durare questa storia?”, ma “che cosa cerco in una relazione e che cosa diventa difficile quando comincia a esistere?”.

Nascondersi e voler essere trovati

La frase di Winnicott descrive una tensione che può comparire nei rapporti sentimentali: desiderare di essere cercati e riconosciuti, mantenendo una parte di sé al riparo dallo sguardo dell’altro.

Puoi volere che una donna si accorga di te, ma esporti soltanto quando sei sicuro che non ti rifiuterà. Così ogni gesto viene controllato e ciò che provi rischia di non diventare visibile. Oppure mostri la versione che immagini più desiderabile, temendo che conoscere quella reale farebbe cambiare idea all’altra persona.

Puoi anche desiderare intensamente una relazione finché resta una possibilità. Quando l’altro comincia a esserci davvero, incontri una persona con bisogni e limiti propri. Essere trovati significa lasciarsi conoscere, non governare interamente la distanza e vedere che cosa accade quando l’immagine iniziale lascia spazio alla quotidianità.

Questo non significa che, inconsapevolmente, tu voglia fallire. La domanda va verificata: in quale punto l’incontro diventa difficile e che cosa sembra mettere a rischio?

Vuoi una relazione o senti che dovresti volerla?

Puoi desiderare una relazione stabile e temere di non riuscire a costruirla. Ma puoi anche non sapere se desideri quel legame o se temi soprattutto di restare indietro. A una certa età, essere single sembra una condizione da giustificare e trovare un partner diventa la prova di essere desiderabili, adulti o finalmente sistemati. Vuoi stare con quella persona, vuoi essere scelto oppure vuoi smettere di sentirti quello a cui non succede mai?

Qualche volta cerchi persone poco disponibili e aspetti che cambino; in altri casi l’interesse diminuisce quando viene ricambiato. Potresti desiderare vicinanza e temere lo spazio che un rapporto occuperebbe. Sono possibilità da verificare nella tua esperienza, non spiegazioni da attribuirti automaticamente.

Se sei già dentro una relazione fatta di progetti, silenzi e ritorni, puoi approfondire il tema delle relazioni sentimentali difficili. Se invece esistono una coppia consolidata, figli o una famiglia che temi di perdere, il problema riguarda più direttamente una crisi di coppia e le decisioni sulla famiglia.

Come possiamo lavorarci

Possiamo partire da ciò che accade realmente: come scegli le persone, che cosa fai per avvicinarti, quando una conoscenza si interrompe e come vivi ciò che segue. Non serve stabilire subito se hai paura dell’intimità o scegli sempre la persona sbagliata.

Ricostruiremo le situazioni che tendono a ripetersi. Un rifiuto conferma l’idea di non valere nulla? Essere desiderato ti rassicura finché non devi scegliere a tua volta? Che cosa immagini di perdere entrando in un rapporto stabile? Che cosa temi dica di te il fatto di non averne uno?

Il lavoro non serve a convincerti a trovare un partner né a conservare qualsiasi relazione. Può aiutarti a distinguere il desiderio di incontrare qualcuno dal bisogno di dimostrare qualcosa su di te, comprendere dove il rapporto si interrompe e decidere quale posto vuoi dare a un legame nella tua vita.

Un primo colloquio per fare il punto

Non devi sapere già perché le tue relazioni non cominciano o non durano. Puoi partire proprio dalla ripetizione che non riesci a spiegarti, anche con una frase semplice: “Ogni volta finisce allo stesso modo e comincio a pensare che il problema sia io”.

Il primo colloquio è gratuito: facciamo insieme il punto della situazione e insieme valutiamo il da farsi. Al termine ti darò la mia valutazione e discuteremo se sia utile intervenire e in quale modo. Potrai decidere senza alcun obbligo di fissare altri incontri.

Ricevo a Tivoli e online.

Se pensi di poterti fare del male o ti trovi in una situazione di pericolo immediato, chiama il 112 o recati al pronto soccorso. Un normale contatto per fissare un colloquio non è adatto a gestire un’emergenza.