"Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi."
— Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo

A volte le cose sembrano estremamente chiare, finché, quasi magicamente, non lo sono più.
Da mesi pensi di lasciare il lavoro. Elenchi tutte le ragioni per cui non sarebbe possibile: lo stipendio, le responsabilità, il rischio di pentirtene. Ti convinci a resistere e la questione sembra chiusa.
Poi, durante una riunione simile a tante altre, qualcosa diventa intollerabile. Comunichi che vuoi andartene, senza avere un’altra proposta. Per qualche ora provi sollievo: finalmente hai fatto qualcosa. Poco dopo cominci a domandarti che cosa ti sia preso.
Non sai dire se hai trovato il coraggio di cambiare oppure hai distrutto una sicurezza per smettere di sentirti intrappolato. Alla domanda “Che cosa vuoi davvero?” continui a non avere una risposta.
Quando il dubbio lascia il posto allo strappo
Puoi rimanere a lungo in una situazione che non ti soddisfa. Poi, quasi all’improvviso, lasci il lavoro, interrompi una relazione o rinunci a un progetto. In seguito tornano il dubbio e il desiderio di recuperare ciò che hai lasciato.
Non tutte le decisioni rapide sono impulsive e non ogni cambiamento radicale è una fuga. Il problema nasce quando immobilità e strappi si alternano, producendo conseguenze nelle quali fai fatica a riconoscerti.
Restare fermo rimanda la perdita contenuta in ogni decisione; cambiare tutto interrompe il conflitto prima che sia possibile pensarlo. In un caso aspetti che la scelta diventi indolore. Nell’altro agisci per non sentire più la tensione.
“Non so cosa voglio” può essere l’inizio della domanda
La confusione non indica necessariamente che dentro di te non ci sia nulla. Può comparire quando desideri cose incompatibili: sicurezza e libertà, appartenenza e autonomia, continuità e una vita diversa. Nessuno di questi desideri deve essere falso, ma non sempre possono realizzarsi insieme.
Se non riesci ad attribuire loro un peso, la risposta cambia con il momento. Quando temi di perdere ciò che hai costruito vuoi restare; quando prevale la sensazione di essere intrappolato vuoi andartene. Ogni posizione sembra autentica finché occupa tutta la scena. Dopo, quella precedente può sembrarti estranea.
La confusione può allora diventare un segnale. Non indica la scelta giusta, ma mostra che qualcosa non riesce ancora a essere riconosciuto, messo in parole o accettato. Cancellarla subito rischia di far perdere proprio la domanda che contiene.
Se la difficoltà riguarda soprattutto la direzione da dare alla tua vita, puoi approfondire come desideri, paure e rinunce entrino nelle decisioni importanti. Qui il centro è capire perché passi dal non scegliere a compiere scelte che sembrano decidere al posto tuo.
Accettare il cambiamento o usarlo per fuggire
Un cambiamento necessario può fare paura e lasciare dubbi. Accettarlo non significa essere completamente sicuro, ma riconoscere che una fase è finita e assumere anche il costo della decisione.
La fuga promette di eliminare rapidamente un malessere che non riesci più a sostenere. Il lavoro, il partner o la città sembrano diventare l’unica causa di ciò che provi. Andartene offre sollievo, ma il conflitto può ricomparire altrove.
La differenza non si vede dall’esterno. Lasciare un posto sicuro può essere una scelta pensata; conservarlo può servire a fuggire dal rischio di cambiare. Occorre comprendere che cosa renda insopportabile restare e quale perdita tu stia cercando di evitare.
Talvolta cambia il lavoro, la relazione o il progetto, ma resta la difficoltà di riconoscere un desiderio, tollerare l’incertezza o assumere una responsabilità. Il paradosso di Lampedusa aiuta a chiedersi che cosa stia cambiando davvero.
Una relazione può concentrare un conflitto più ampio. Occorre distinguere ciò che appartiene al rapporto da ciò che tende a ripetersi altrove. Se la domanda è se restare o separarti e sono coinvolti figli e responsabilità condivise, puoi leggere la pagina sulla crisi di coppia e le decisioni sulla famiglia.
Quando questa alternanza comincia a costarti troppo
Forse ripensi continuamente a ciò che hai fatto, dormi male e cerchi rassicurazioni. Potresti passare dalla certezza di dover cambiare alla paura di avere rovinato tutto, oppure evitare nuovi progetti perché non ti fidi più di te stesso.
Il costo compare nel lavoro, nel denaro, nei rapporti e nell’immagine che hai di te. Dopo ogni strappo devi gestire conseguenze concrete; dopo ogni rinuncia aumenta la sensazione che la tua vita venga decisa dalle circostanze.
Non occorre stabilire se sei una persona impulsiva o se hai paura del cambiamento. Se questa dinamica si ripete o limita ciò che puoi costruire, è già possibile farne oggetto di un lavoro psicologico.
Come possiamo lavorarci
Possiamo partire da una scelta concreta, anche se è già stata compiuta. Ricostruiremo ciò che accadeva prima dello strappo: che cosa era diventato intollerabile, quali alternative sembravano impossibili e quale sollievo ti aspettavi.
Cercheremo di dare spazio alle posizioni che oggi si escludono. Il lavoro non serve a stabilire quale parte di te abbia ragione, né a convincerti a conservare ciò che hai o a cambiare. Serve a comprendere che cosa desideri, che cosa temi di perdere e perché alcune questioni riescano a esprimersi soltanto attraverso l’immobilità o l’azione improvvisa.
Quando un conflitto può essere pensato e discusso, non deve necessariamente essere agito. Potrai valutare se il cambiamento sia una possibilità che vuoi assumere oppure il tentativo di allontanarti da qualcosa che non hai ancora compreso. L’obiettivo non è eliminare ogni dubbio, ma riprendere in mano la scelta riconoscendone significato e conseguenze.
Un primo colloquio per fare il punto
Non devi sapere già perché hai agito in un certo modo. Puoi partire proprio dalla confusione o dalla sensazione di non riconoscerti più nelle tue decisioni.
Il primo colloquio è gratuito: facciamo insieme il punto della situazione e insieme valutiamo il da farsi. Al termine ti darò la mia valutazione e discuteremo se sia utile intervenire e in quale modo. Potrai decidere senza alcun obbligo di fissare altri incontri.
Ricevo a Tivoli e online. Per un primo contatto bastano poche righe, anche soltanto: “Continuo a cambiare idea e non capisco più che cosa voglio”.
Se pensi di poterti fare del male o ti trovi in una situazione di pericolo immediato, chiama il 112 o recati al pronto soccorso. Un normale contatto per fissare un colloquio non è adatto a gestire un’emergenza.

