La famiglia in terapia

"La casa è il luogo da cui si comincia."

— T. S. Eliot, East Coker

Da dove si comincia?

Da qualche mese vostro figlio si chiude in camera, parla poco e sembra avere perso interesse per la scuola e per gli amici. Uno di voi pensa che abbia bisogno di regole più chiare; l’altro teme che insistere possa allontanarlo ancora di più.

Ogni tentativo di parlarne finisce allo stesso modo. Lui risponde che non c’è niente da dire. Voi cominciate discutendo di come aiutarlo e finite per accusarvi: “Sei troppo duro”, “Tu gli permetti tutto”, “Non possiamo continuare così”.

A un certo punto diventa difficile capire dove sia il problema. Sta male vostro figlio? Siete voi a non sapere più come comportarvi? È la coppia che non riesce a trovare una posizione comune? E, soprattutto, chi dovrebbe chiedere aiuto?

Quando la difficoltà di uno coinvolge tutta la famiglia

In una famiglia, il malessere raramente rimane confinato alla persona che lo mostra per prima. Un figlio che smette di studiare, si isola, diventa aggressivo o vive un periodo di forte ansia cambia anche il modo in cui i genitori si parlano, prendono decisioni e trascorrono il tempo insieme.

Può accadere anche il contrario. Una crisi tra i genitori, un cambiamento importante o una tensione che dura da tempo possono trovare espressione nel comportamento di un figlio. Questo non significa che qualcuno sia colpevole o che ogni difficoltà individuale dipenda dalla famiglia. Significa che ciò che accade a uno modifica l’equilibrio di tutti, e che ciascuno prova a ristabilirlo come può.

All’inizio si cerca spesso di risolvere il problema concreto: farlo tornare a scuola, convincerlo a uscire, ottenere che rispetti una regola o che racconti che cosa gli succede. Quando i tentativi si ripetono senza risultato, però, la vita familiare può cominciare a ruotare interamente intorno a quella difficoltà. È allora che chiedere un aiuto può servire non soltanto a contenere un comportamento, ma a capire che cosa sta accadendo e da dove sia possibile cominciare.

Da chi si comincia?

“Famiglia in terapia” non significa necessariamente incontrare tutti insieme. In alcune situazioni è utile lavorare con uno o entrambi i genitori; in altre, con la coppia. Altre volte è l’adolescente o il giovane adulto ad avere bisogno di uno spazio proprio.

Non devi stabilirlo prima di contattarmi. Anche la domanda “chi ha bisogno di aiuto?” può essere parte del primo colloquio. Possiamo partire dalla persona che avverte il problema e valutare quale percorso abbia più senso, senza trasformare un membro della famiglia nel paziente designato e senza coinvolgere automaticamente gli altri.

Il sostegno alla genitorialità

Essere genitori non mette al riparo dal dubbio. Puoi non sapere se sia meglio insistere o aspettare, porre un limite o lasciare spazio. Potresti sentirti impotente di fronte a un figlio che non accetta aiuto, oppure accorgerti che ogni confronto finisce in uno scontro.

Il sostegno alla genitorialità è un percorso rivolto a uno o a entrambi i genitori. Il figlio non deve necessariamente partecipare. Possiamo ricostruire ciò che sta succedendo, distinguere le sue difficoltà dalle paure che si attivano in voi e cercare modi più utili per parlargli, porre limiti e sostenere la sua autonomia.

Ricevo direttamente ragazzi e ragazze soltanto dai 13 anni in su. Quando il figlio è più piccolo, il lavoro può iniziare con i genitori, che restano le persone nella posizione migliore per introdurre cambiamenti nella vita quotidiana.

Quando essere genitori mette in crisi la coppia

Due genitori possono volere entrambi il bene di un figlio e avere idee opposte su come proteggerlo. Le differenze diventano più difficili da tollerare quando si sommano stanchezza, paura e senso di colpa. In poco tempo, il problema del figlio può riaprire conflitti più antichi: chi si assume tutte le responsabilità, chi si sente escluso, chi decide e chi cede sempre.

La terapia di coppia per genitori non serve a stabilire chi abbia il metodo educativo giusto. Può aiutare a comprendere che cosa sta accadendo fra voi, recuperare una posizione condivisa come genitori e distinguere il rapporto con i figli dalla relazione di coppia.

Se il centro della domanda è ormai il vostro legame — se restare insieme, provare a cambiare il rapporto o lasciarlo andare — puoi approfondire la pagina Crisi di coppia: quando non sai se restare o separarti.

Psicoterapia per adolescenti e giovani adulti

Durante l’adolescenza, chiudersi, contestare le regole o cercare una maggiore distanza dai genitori può appartenere alla crescita. Ci sono però momenti in cui l’isolamento, l’ansia, la rabbia, il blocco nello studio o la perdita di interesse compromettono la vita quotidiana e non sembrano più un passaggio destinato a risolversi da solo.

Dai 13 anni in poi posso incontrare direttamente l’adolescente, costruendo uno spazio nel quale possa parlare senza sentirsi interrogato o definito soltanto attraverso il problema che preoccupa gli adulti. Se è minorenne, il ruolo dei genitori e i confini della riservatezza vengono chiariti fin dall’inizio.

Anche un figlio ormai adulto può essere fermo in una posizione difficile: non studia, non lavora, non riesce a scegliere una direzione o dipende dalla famiglia più di quanto vorrebbe. In questi casi occorre capire se sia utile lavorare con lui, con i genitori o su entrambi i livelli in momenti distinti. Per chi si trova tra la fine dell’adolescenza e l’ingresso nella vita adulta, puoi approfondire il servizio di Psicoterapia per giovani adulti.

AiutaMente Giovani nel Lazio

Se abiti nel Lazio e hai meno di 21 anni, il progetto AiutaMente Giovani prevede la possibilità di usufruire di un massimo di 20 incontri gratuiti con uno psicologo. Requisiti e modalità di accesso possono essere verificati nella pagina Convenzioni e sul sito dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Un primo colloquio per capire da dove cominciare

Non è necessario arrivare al primo incontro con una spiegazione già pronta, né convincere tutta la famiglia a partecipare. Puoi contattarmi anche se sei l’unico a sentire che qualcosa non funziona o se la persona che ti preoccupa non vuole chiedere aiuto.

Il primo colloquio è gratuito: facciamo insieme il punto della situazione e insieme valutiamo il da farsi. Potremo capire se sia più utile incontrare uno o entrambi i genitori, lavorare con la coppia oppure proporre uno spazio all’adolescente o al giovane adulto. Al termine ti darò la mia valutazione e discuteremo se intervenire e in quale modo, senza alcun obbligo di fissare altri incontri.

Se pensi di poterti fare del male o ti trovi in una situazione di pericolo immediato, chiama il 112 o recati al pronto soccorso. Un normale contatto per fissare un colloquio non è adatto a gestire un’emergenza.