Ansia, paura e angoscia nella vita quotidiana

Gli uomini non sono turbati dalle cose, ma dalle opinioni che si formano sulle cose.

— Epitteto, Manuale, V

Descrivere l’ansia nella vita quotidiana non è così semplice come sembra: striscia, si insinua, a volte è onnipresente altre volte esiste come una “puntura psichica” che spaventa e poi scompare.

Ad esempio: hai deciso che stasera affronterai una conversazione che rimandi da settimane. Durante la giornata prepari le parole, immagini la risposta, pensi a quello che potrebbe succedere dopo. Quando arriva il momento, trovi una ragione per lasciar perdere.

Oppure ti svegli con un peso addosso. Ripassi gli impegni e cerchi una spiegazione, ma nessuna sembra sufficiente. Anche quando tutto procede normalmente, rimane la sensazione che qualcosa non vada e che il futuro sia difficile da affrontare.

Altre volte l’allarme è improvviso: il cuore accelera, il respiro sembra non bastare e senti di non riuscire a reggere quello che sta accadendo. Vorresti soltanto uscire da quella situazione e ritrovare un punto fermo.

Esperienze differenti, che potresti descrivere con le parole paura, angoscia o panico. In ciascuna, qualcosa viene vissuto come minaccioso, anche quando non sai indicare che cosa.

Quando l’allarme comincia a decidere per te

Puoi continuare a lavorare, vedere persone e occuparti della famiglia, mentre una parte delle tue giornate è impegnata a prevenire ciò che temi. Rimandi una telefonata, chiedi conferme, riempi il tempo per non fermarti a pensare. Dormi male, diventi irritabile e fai fatica a concentrarti.

Da fuori può sembrare che tutto funzioni. Tu, però, sai quanta fatica richiede e a quante cose stai rinunciando per sentirti al sicuro. Quando questo modo di vivere si ripete, merita attenzione: non occorre aspettare una crisi per parlarne.

La paura: qualcosa che temi di affrontare

Nella paura riesci spesso a indicare ciò che ti spaventa: una risposta, un incontro, la possibilità di perdere qualcuno o di fallire. Il pericolo può essere concreto; altre volte è una conseguenza che immagini e dalla quale cerchi di proteggerti.

Sapere di che cosa hai paura, però, non significa averne compreso tutto il peso. Un errore può sembrarti la conferma di non valere nulla; un disaccordo, l’inizio di un abbandono. Così un episodio circoscritto può mettere in discussione molto più di ciò che sta realmente accadendo.

Il panico: quando senti di non poter reggere

Nel panico l’allarme occupa il presente. Durante un attacco puoi sentire il cuore battere forte, avere vertigini o temere di perdere il controllo. Quello che normalmente sembra affrontabile diventa, in quel momento, un’emergenza, anche senza un pericolo riconoscibile.

Quando passa, può rimanere lo smarrimento: «Che cosa mi è successo? Posso ancora fidarmi di me?». Comprendere questa esperienza significa occuparsi della sua intensità e considerare il momento nel quale è comparsa, senza presumere che ogni episodio nasconda un conflitto da scoprire.

L’angoscia: stare male senza sapere bene perché

Con la parola angoscia possiamo descrivere un’oppressione più difficile da circoscrivere. Puoi sentirti senza appigli, avere un senso di vuoto o temere che nulla possa andare per il verso giusto. A differenza di una paura precisa, non trovi una singola questione da risolvere per sentirti tranquillo.

A volte emerge quando ti fermi, dopo una giornata piena. Altre volte accompagna il risveglio o il pensiero del futuro. Cerchi un motivo, ma ogni spiegazione sembra incompleta: senti che qualcosa ti riguarda profondamente, senza riuscire ancora a dirlo.

Che cosa viene vissuto come una minaccia?

Paura, panico e angoscia possono intrecciarsi, ma non sono tre tappe obbligate né tre livelli della stessa esperienza. Il filo che possiamo seguire è il sentirsi in allarme: davanti a un pericolo, una perdita possibile, un dubbio o un’incognita che fatichi a sostenere.

Può esserci una situazione realmente difficile. Può anche accadere che qualcosa di desiderato ti metta in allarme: iniziare una convivenza significa rinunciare a una parte della propria autonomia; ottenere una responsabilità può esporti al timore di non esserne capace. Desiderare quel passo e averne paura possono coesistere.

La citazione di Epitteto invita a considerare il significato che le situazioni assumono per ciascuno. La realtà conta, e conta anche ciò che senti in gioco: la sicurezza, un legame, l’immagine che hai di te, la possibilità di scegliere ancora.

Considerare l’ansia un campanello d’allarme apre quindi una domanda sulla tua vita. Che cosa è diventato difficile da sostenere? Che cosa temi di perdere? Dove senti di non avere possibilità?

Un allarme segnala che qualcosa viene vissuto come minaccioso; da solo non dimostra che il pericolo sia reale, né che tu debba cambiare tutto. Il suo significato va compreso, considerando anche i fattori fisici e le condizioni concrete nelle quali vivi.

Come possiamo lavorarci

Possiamo partire da una paura precisa, da un episodio di panico o da un’angoscia alla quale non sai dare un nome. Ricostruiremo quando compare, che cosa pensi e senti, come reagisci e che cosa succede dopo.

Cercheremo di distinguere ciò che richiede protezione o un cambiamento concreto da ciò che senti di non poter affrontare. Una discussione può richiedere un limite; un’incertezza, la possibilità di procedere senza conoscere già l’esito. A volte occorre riconoscere un desiderio che contrasta con il modo in cui hai organizzato la tua vita.

Intanto lavoreremo anche sul malessere e sulle limitazioni quotidiane: dormire, recuperare concentrazione, tornare a fare qualcosa che eviti. Stare meglio non deve aspettare che tu abbia capito tutto.

L’obiettivo è che paura, panico e angoscia possano essere riconosciuti e affrontati, senza diventare l’unico criterio con cui decidi come vivere.

Un primo colloquio per fare il punto

Puoi cominciare anche soltanto da “Mi sento sempre in allarme e non capisco perché”.

Il primo colloquio è gratuito: facciamo insieme il punto della situazione e insieme valutiamo il da farsi. Al termine ti darò la mia valutazione e discuteremo se sia utile intervenire e come. Potrai decidere senza alcun obbligo di fissare altri incontri.

Ricevo a Tivoli e online.

Se pensi di poterti fare del male o ti trovi in una situazione di pericolo immediato, chiama il 112 o recati al pronto soccorso. Un normale contatto per fissare un colloquio non è adatto a gestire un’emergenza.