Lutto complicato e disperazione

Nessuno mi aveva mai detto che il lutto somigliasse tanto alla paura.

— C. S. Lewis, A Grief Observed

Gli effetti di una perdita non sono sempre così diretti come li immaginiamo. Sanno insinuarsi nella vita di tutti giorni in modi molto diversi tra di loro.

Ti alzi perché suona la sveglia, ma iniziare la giornata richiede uno sforzo enorme. Al lavoro rileggi più volte le stesse righe e aspetti soltanto di poter tornare a casa. Quando finalmente rientri, non trovi sollievo: rimani sul divano e lasci passare le ore.

Da quando quella persona è morta, hai cercato di fare ciò che andava fatto. Hai affrontato le incombenze, risposto ai messaggi e provato a riprendere la tua vita. Agli altri può sembrare che tu ci sia riuscito. Dentro, però, qualcosa è rimasto fermo.

Non pensi continuamente a chi hai perso. Eppure dormi male, ti concentri con fatica e puoi avere improvvisi momenti di agitazione, come se dovesse accadere qualcos’altro di terribile. Cerchi una spiegazione: depressione, ansia, esaurimento. Nessuna parola sembra raccontare fino in fondo perché vivere sia diventato così difficile.

Lewis scrive che il lutto somiglia alla paura. La morte di una persona non produce soltanto tristezza: può cambiare il modo in cui ti senti nel mondo, ciò che ti aspettavi dal futuro e persino l’idea che avevi di te stesso.

La persona non c’è più, ma il rapporto continua

La morte interrompe la presenza di una persona, non cancella immediatamente il rapporto costruito con lei. Quel rapporto continua nei gesti abituali, nelle decisioni che avresti condiviso, nelle cose che vorresti ancora raccontare e nelle risposte che non puoi più ricevere.

Può bastare entrare in una stanza, sentire una voce simile o attraversare una data importante perché l’assenza torni concreta. Altre volte non occorre alcun richiamo preciso: percepisci soltanto che il mondo nel quale sapevi muoverti non esiste più nello stesso modo.

Perdere qualcuno può significare anche perdere il ruolo che avevi accanto a lui, un testimone della tua storia o una parte del futuro che immaginavi. Alla domanda “Come faccio senza questa persona?” può aggiungersene un’altra: “Chi sono io adesso?”.

Quando il lutto assume il volto della paura

Dopo una morte puoi sentirti meno al sicuro. Controlli più spesso le persone vicine, temi che possa succedere loro qualcosa o interpreti ogni sensazione del corpo come il segnale di un pericolo. Il sonno diventa leggero, la concentrazione si riduce e rimani in uno stato di allarme che non associ subito al lutto.

Il dolore può presentarsi anche come rabbia, irritabilità o bisogno di evitare tutto ciò che ricorda la persona. Non essere tristi in ogni momento non significa che la perdita abbia smesso di agire. A volte la disperazione arriva più tardi, quando sono terminate le incombenze e gli altri sono tornati alle proprie giornate.

Il problema non si misura dal numero di volte in cui piangi. Diventa visibile quando il rapporto con la persona morta e tutto ciò che la sua assenza ha cambiato non ti lasciano più spazio per lavorare, stare con gli altri o immaginare un futuro.

Ciò che è rimasto senza una conclusione

Non è necessario che il rapporto fosse sereno perché la sua fine faccia soffrire. Possono rimanere parole non dette, conflitti irrisolti, rabbia e sensi di colpa. La morte elimina la possibilità concreta di chiedere spiegazioni, riparare qualcosa o vivere diversamente quel legame.

Dopo una lunga malattia può esserci anche sollievo, seguito dalla paura che provarlo dimostri una mancanza d’amore. Oppure continui a ripensare a ciò che avresti potuto vedere, dire o fare, come se trovando la scelta giusta potessi ancora modificare ciò che è accaduto.

Anche stare meglio può diventare difficile. Tornare a uscire, ridere o desiderare qualcosa può sembrarti un tradimento. In alcuni casi continuare a soffrire diventa, senza che tu lo scelga consapevolmente, un modo per non perdere anche il legame.

Queste non sono spiegazioni valide per tutti. Sono possibilità da verificare nella tua storia, nel rapporto con chi è morto e nelle circostanze reali della perdita.

Lutto complicato, depressione o qualcos’altro?

Il disturbo da lutto prolungato descrive una condizione nella quale la perdita rimane al centro di una sofferenza persistente e compromette significativamente il funzionamento quotidiano. Negli adulti, la diagnosi può essere formulata soltanto dopo almeno dodici mesi dalla morte. Questa soglia riguarda la diagnosi, non il momento in cui puoi chiedere aiuto.

Lutto, depressione e ansia possono somigliarsi o sovrapporsi. Nel lutto, però, la persona morta, la sua assenza e il rapporto con lei continuano a organizzare il malessere. Non devi stabilire da solo quale sia la definizione corretta: una valutazione serve a capire che cosa ti stia accadendo.

Se la sofferenza non ruota soprattutto intorno alla persona morta, ma a una crisi dopo la quale ti senti spento e non riesci più a ripartire, puoi approfondire il tema della tristezza e perdita di motivazione dopo una crisi.

Come possiamo lavorarci

Puoi arrivare al primo colloquio dicendo soltanto “Da quando è successo non riesco più a vivere come prima”. Partiremo da ciò che oggi compromette le tue giornate e ricostruiremo come la morte abbia modificato la tua vita e il rapporto che continui ad avere con la persona che hai perso.

Potremo dare spazio alla nostalgia, alla paura, alla rabbia, al senso di colpa e a ciò che è rimasto senza una conclusione. Cercheremo anche di comprendere che cosa significhi per te tornare a vivere e perché questo possa apparire impossibile o perfino sbagliato.

L’obiettivo non è dimenticare, “lasciare andare” o eliminare in fretta il dolore. È permettere al rapporto di trovare un posto diverso nella tua vita, senza che la sofferenza debba occupare tutto lo spazio disponibile.

Un primo colloquio per fare il punto

Il primo colloquio è gratuito: facciamo insieme il punto della situazione e insieme valutiamo il da farsi. Al termine ti darò la mia valutazione e discuteremo se sia utile intervenire e in quale modo. Potrai decidere senza alcun obbligo di fissare altri incontri.

Ricevo a Tivoli e online.

Se pensi di poterti fare del male o ti trovi in una situazione di pericolo immediato, chiama il 112 o recati al pronto soccorso. Un normale contatto per fissare un colloquio non è adatto a gestire un’emergenza.